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IJEN

 

Allo scoccare della mezzanotte partiamo per il vulcano Ijen, la “montagna solitaria” nota per l’estrazione dello zolfo e per il colore blu delle fiamme che escono dalla sua bocca principale, visibili solo di notte. Fa freddo – fatto a cui non eravamo assolutamente preparati – e via via che saliamo lungo il ripido sentiero che porta al bordo del cratere l’aria si fa sempre più carica di esalazioni sulfuree, fino a rendere necessario l’utilizzo della maschera antigas. Una volta guadagnata la cima, per avvicinarci alle fiamme dobbiamo percorrere una mulattiera rocciosa a stento individuabile nel buio. Sembra una discesa nei gironi infernali, con la differenza che intorno a noi non ci sono i peccatori danteschi, ma i circa 200 minatori che lavorano nel cratere e trasportano senza alcuna protezione ceste di zolfo di un peso compreso tra gli 80 e i 120 kg. Il più giovane di loro ha 17 anni, il più vecchio 63. Tutte le notti, almeno 2 volte a notte, percorrono carichi come bestie da soma questo pericoloso sentiero per guadagnare le 800 rupie (circa 10 centesimi di euro) che una compagnia cinese dà loro per ogni chilo di materia prima.